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VITERBO - «La vita e tutti noi dobbiamo chiedere perdono a Marcella. Perdono per la sua vita spezzata, per la sua bambina che dovrà crescere senza mamma. Eri una ragazza piena di sogni, alcuni dei quali si stavano avverando, ma tutti, quelli già realizzati, come diventata madre, e quelli che stavi coltivando, sono stati cancellati in un attimo di violenza». È uno dei passaggi dell'omelia tenuta dal parroco di Civita Castellana don Maurizio, durante i funerali di Marcello Rizzello, la donna di 30 anni uccisa con cinque colpi di arma da taglio al collo e all'addome mercoledì scorso, nella camera da letto della sua abitazione, davanti alla figlia Giada di 14 mesi.
IL COMPAGNO - Il duomo di Civita Castellana non è riuscito a contenere le centinaia di persone che hanno partecipato al funerale. Molti, nonostante la pioggia, hanno seguito il rito dal sacrato e dalla piazza antistante. Sotto il portico che immette nella chiesa erano esposte decine di corone e di mazzi di fiori. La bara è stata trasportata a spalle dagli amici e adagiata davanti all'altare. Sui primi banchi erano seduti i familiari della giovane: la madre, il padre e, con un cappuccio nero calato fino a metà del volto, il compagno Francesco Vincenzi, di 36 anni. Al loro fianco le sorelle e i cugini e le cugine di Marcella. La bambina non c'era, era stata affidata a un' amica di famiglia. Una delle cugine di Marcella, Angelica, ha letto una commovente lettera. «Solo ora ci rendiamo conto quanto ci manchi - ha detto tra le lacrime -, quando eri con noi, presi dal vortice delle vita di tutti i giorni, non siamo stati insieme come avremmo dovuto e quanto vorremmo ora che non ci sei più». Quando la bara è stata portata fuori dalla chiesa, la madre ha urlato più volte più volte «hanno ucciso la mia Marcella». Infine, il corteo funebre si è diretto nel cimitero di Civita Castellana, dove la giovane è stata tumulata nella tomba di famiglia.
LE INDAGINI - Non c'è ancora nessun indagato per l'omicidio di Marcella Rizzello, la donna di 30 anni uccisa mercoledì scorso con cinque colpi di arma da taglia al collo e all'addome nella camera da letto della sua casa, alla periferia di Civita Castellana, in provincia di Viterbo, davanti alla figlia Giada di 14 mesi. Secondo quanto si è appreso negli ambienti investigativi, infatti non c'è nessun nome iscritto nel registro degli indagati della procura di Viterbo. E i carabinieri, incaricati delle indagini dal pm Renzo Petroselli, non avrebbero ancora una pista precisa da seguire. Nei giorni scorsi sono stati ascoltati numerosi congiunti e vicini di casa della vittima, ma nessuno di essi avrebbe riferito particolari utili alle indagini. In particolare, il compagno della donna, Francesco Vincenzi, di 36 anni, figlio e fratello di carabinieri, che gestisce un bar nel centro della cittadina, è stato ascoltato per ore la notte e il giorno successivi alla scoperta del delitto. L'uomo ha dichiarato che nell'arco di tempo in cui è avvenuto l'omicidio, tra le 11.30 e le 13, era a Viterbo a fare degli acquisti. Il suo racconto avrebbe trovato dei riscontri. Nei prossimi giorni il pm avrà a disposizione i risultati degli accertamenti eseguiti dal Ris, che hanno analizzato per ore l'abitazione. L'arma del delitto, un grosso coltello da cucina o un oggetto tagliente con la lama larga, non è stata ancora trovata.(Fonte: Ansa).
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