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Il
nostro amato Treja. (a cura di Stefano
e Riccardo Meraglia)
Il
nostro amatissimo Treja, è un bellissimo corso d'acqua
dalle caratteristiche peculiari. Nonostante sia indicato
spesso erroneamente come "torrente", trattasi in realtà
di un vero e proprio piccolo fiume in quanto le polle di
risorgiva dalle quali trae origine ne garantiscono una
portata idrica pressoché costante anche nei periodi di
magra. Affluente in riva destra nel Tevere, presenta a
grandi linee un percorso in direzione Sud Ovest-Nord Est e
scorre nell'ambito dei Comuni di Nepi (nasce in Loc.
Settevene), Mazzano Romano, Calcata, Castel Sant'Elia e
Civita Castellana. Nel tratto alto e mediano da origine ad
ambienti di rara bellezza e di assoluto valore
naturalistico, impossibile non citare le famose e
"cinematografiche" cascate di Monte Gelato e, più a
valle, la profondissima forra scavata dall'acqua nelle
formazioni tufacee sovrastate dall'abitato di Calcata
Vecchia. Qui, il particolare microclima determinato dalle
perenni umidità e penombra che regnano nel cuore della
valle consente una stratificazione vegetale curiosamente
"al contrario", in cui le specie della macchia
mediterranea dei contrafforti rocciosi lasciano spazio, man
mano che ci si spinge verso il basso, a piante normalmente
presenti in ben altre fasce climatiche come ad esempio il
frassino maggiore od il carpino bianco tipiche delle foreste
umide planiziali dell'Europa centrale. Questo patrimonio
inestimabile a due passi da Civita è protetto dal 1982
mediante l'istituzione del Parco Suburbano Valle del
Treja gestito dai Comuni di Mazzano Romano e Calcata.
A
valle di Castel Sant'Elia la forra finalmente si apre ed
il Treja diviene quel "luogo dei ricordi" che tutti
conosciamo. Frequentato fin dai tempi più antichi, ha
offerto nel corso dei secoli riparo e terreni fertili per
l'agricoltura, ottimi pascoli per l'allevamento, svago e
ristoro soprattutto ai Civitonici. Fino ad una ventina
d'anni fa il Treja era luogo per famiglie durante i fine
settimana, per i ragazzi che marinavano la scuola nei primi
bei giorni di primavera o per le coppiette in cerca di
intimità nei pomeriggi d'estate. Posti come "llegata"
con il suo muraglione (parzialmente spazzato via durante la
grande piena del 1994), "a sboccata de Ri' Filetto",
"l'albero viola" noto soprattutto ai pescatori per i
leggendari barbi, "a brecciara" altra "spiaggia"
deputata ai bagni estivi o, molto più a valle, "o passo
d'a signora", sono ancora oggi ben presenti e vivi in
tutti noi e soprattutto in coloro che il Treja, nonostante
l'inquinamento, la vita sempre più stressante e,
lasciatemelo dire, gli atteggiamenti sempre più snob delle
persone (giovani e meno giovani), continuano a viverlo con
passione e rispetto. Menzioni speciali in tal senso non
possono non andare al Maestro Gildo Cecchini come pure a
tutti gli organizzatori ed ai partecipanti all'ormai
mitica "Treja Cup".
I
pesci e la pesca
La fauna ittica del Treja include ancora oggi le
tipiche specie autoctone del bacino del Tevere e del
distretto fluviale tosco-laziale. In particolare si segnala
la rovella (Rutilus rubilio Bonaparte) il simpatico
pesciolino dalle pinne rosse endemico dei bacini di Arno e
Tevere comunemente conosciuto come "roione" o
"rovione" dai pescatori civitonici. Il barbo tiberino (Barbus
tyberinus Bonaparte) è certamente indigeno ma le
massicce immissioni effettuate durante tutto il secolo
scorso riguardanti il barbo italico (Barbus plebejus
Bonaparte) endemico del distretto padano-veneto, ne hanno
sicuramente compromesso in maniera irreversibile la
specificità in quanto le due specie molto simili (secondo
alcuni autori due sottospecie dello stesso animale) tendono
ad ibridarsi. Pure riguardo ai barbi, negli ultimi anni si
segnalano svariate catture in Tevere ma anche - afferma
qualcuno - in Treja, del barbo europeo o comune (Barbus
barbus L.) il quale raggiunge dimensioni da record e
costituisce già in molti luoghi d'Italia una vera e
propria risorsa per la pesca sportiva viste la taglia e le
doti di gran combattente. Personalmente non mi è ancora
capitato di catturare questo barbo sul Treja ma ne ho presi
anche di discreti sul Tevere e la conseguenza logica è che
possano ritrovarsi quanto meno nella parte bassa del Fiume.
I lettori-pescatori sono naturalmente invitati a fotografare
e segnalare. Il vairone (Leuciscus muticellus Bonaparte)
è invece un pesciolino indigeno da tutti conosciuto con
l'appellativo di "morella" per via della striscia
scura che ne segna i fianchi. Sono inoltre ben presenti i
carassi (Carassius carassius L.) che tuttavia
sembrerebbero negli ultimi anni aver subito un certo
declino, qualche carpa (Cyprinus carpio L.) nelle
buche più profonde e, recentemente, il nuovo ospite -
infestante - del Tevere, il centroeuropeo gardon o rutilo
(Rutilus rutilus L.). Di tanto in tanto sporadiche
trote (Salmo trutta trutta L.) della sottospecie
fario, discendenti da chissà quale semina, arricchiscono il
carniere del pescatore dotato di quella particolare virtù.... |